Cara Elisabetta,
le scrivo perché mi sento intrappolato in una malinconia che faccio fatica a spiegare. Non è una tristezza improvvisa o travolgente, ma una presenza silenziosa e costante, che mi accompagna nelle giornate come un’ombra discreta. La solitudine è l’aspetto più difficile. Anche quando sono circondato da persone, mi sento separato dagli altri, come se ci fosse un vetro invisibile. Avverto un vuoto che non riesco a colmare. A volte mi chiedo se ci sia qualcosa che non va in me. Altre penso che dovrei semplicemente reagire ed essere più forte. Eppure, più cerco di scacciare questa tristezza, più lei sembra tornare. Dottoressa, come si può convivere con la malinconia senza lasciarsi sopraffare? La ringrazio per l’ascolto.
Un suo lettore.
Carissimo,
quello che descrive è più comune di quanto si pensi. Malinconia e solitudine non sono segni di debolezza, ma esperienze profondamente umane. Le emozioni non sono errori da correggere: hanno una funzione e portano sempre un messaggio. Lei coglie un punto fondamentale: le emozioni non rispondono ai comandi. Quando proviamo a scacciare la tristezza, spesso otteniamo l’effetto opposto. Iniziano a trasformarsi quando trovano spazio e vengono riconosciute. La malinconia è spesso legata a qualcosa che manca: un legame, un senso, un bisogno rimasto inascoltato. Non va combattuta come un nemico, ma ascoltata. Può essere utile fermarsi e chiedersi: “Di cosa ho bisogno in questo momento?”.Anche la solitudine non coincide sempre con l’essere fisicamente soli. Spesso nasce dalla mancanza di una connessione emotiva, con gli altri o con se stessi. Piccoli passi possono aiutare: dare un ritmo alle giornate, coltivare ciò che ci rappresenta, concedersi relazioni più autentiche. E quando il peso diventa troppo grande, chiedere aiuto non è una sconfitta, ma un atto di cura. Non si chieda di essere più forte. Provi a essere più gentile con se stesso. Tristezza e solitudine raccontano un momento della sua storia, non chi lei è. E i momenti possono cambiare.
La Dottoressa Barchi ha lo studio in Carpenedolo. Invia una email a: barchielisabetta@gmail.com oppure redazione@ilgazzettinonuovo.it – tel. 342.5229866